Non so se essere orgoglioso o schifato ma le lobby sono alla luce del sole anche in questa piccola italietta ma anche a Bruxelles, solo che in italia le cose si fanno come al solito ALL’ITALIANA.
Infatti come si suole qui da noi questi galantuomini sono riusciti a far abrogare il decreto che vietava la vendita di alcolici in discoteca dopo un certo orario.
Un provvedimento che a detta delle forze dell’ordine stava dando ottimi risultati con circa il 50% di morti in meno sulle strade.
Peccato che all’estero i deputati danno la precedenza al bene dei cittadini anche se incalzati dalle varie lobby
Gli articoli che leggerete sono tratti da sito http://www.lobbyingitalia.com/
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L’esercito bipartisan dei lobbisti La rete dei lobbisti dentro il parlamento.
Finanziaria e liberalizzazioni:
l’ultimo test per conquistare i sostegni trasversali 06/01/2008 -
Trasversale per eccellenza, dinamico fino a conquistare l’appoggio di esponenti politici di tutto l’arco costituzionale, professionale al punto giusto per informare e documentare, concreto quanto basta per orientare. Il mestiere del lobbista, affermato e regolamentato negli USA e negli uffici di Bruxelles, si è fatto velocemente strada negli ultimi anni anche sulla scena dei grandi interessi economici italiani. In un intreccio talvolta sorprendente di relazioni diplomatiche e sostegni incrociati dal mondo politico. La Finanziaria faticosamente portata al traguardo alla fine dell’anno è un enorme contenitore di storie ed esempi, così come altri provvedimenti che nei mesi scorsi hanno conquistato tra non poche polemiche e interessi corporativi il proscenio politico, come le liberalizzazioni. In campo c’è un esercito di oltre 1.000 professionisti tra titolari, dirigenti e funzionari di aziende pubbliche e private, cui si aggiungono quasi 200 persone che lavorano nei vari “think tank” nazionali. Ma il successo non sempre è garantito. Dopo denita assicurazione che il suo nome non sia citato, un dirigente di uno dei gestori di telefonia mobile impegnato nel delicato compito delle Relazioni Istituzionali racconta: “Un caso emblematico è la battaglia che da anni portiamo avanti per l’abolizione della tassa di concessione governativa sui telefonini. Anche quest’anno siamo andati molto vicini al traguardo senza però raggiungerlo. Si lavora - spiega - su contatti di differente area politica e su almeno un paio di opzioni legislative. L’abolizione della tassa è stata richiesta in un ordine del giorno a firma del relatore Andrea Lulli (Ulivo) durante la discussione sul decreto Bersani, sia in un emendamento alla Finanziaria di Benedetto Della Vedova (FI)“. Intenti pefettamente bipartisan. Come - anche in questo caso a puro titolo di esempio - è avvenuto con il tortuoso iterche in manovra ha portato alla proroga delle agevolazioni per l’acquisto di frigoriferi, motori elettrici e inverter di nuova generazione. “Un obiettivo di grande attualità, a sostegno dell’efficienza energetica - spiega un esperto degli affari legali di un produttore di elettrodomestici - il percorso però è stato difficile. Si è partiti con gli emendamenti dei Verdi, ma dietro le quinte e in via ufficiosa c’è chi si è speso anche dalla parte opposta. la famiglia di un senatore di AN - racconta - ha da anni un’attività in un settore attiguo, ed è normale che in questo campo ci si conosca un po’ tutti“.
In cerca di regole Dura la vita dei lobbisti, a tessere relazioni ma soprattutto a documentare, informare, districandosi tra l’ipertrofia di commi ed emendamenti. A sentirli, se potessero rinuncerebbero molto volentieri a una Finanziaria assemblata in tre articoli finali e 1.193 commi, blindata con sei voti di fiducia al termine di una sessione di bilancio durata tre mesi. “La Finanziaria omnibus non solo è superata ma rappresenta il peggior contesto in cui può svolgersi la nostra attività professionale“, dice Emanuele Calvario, responsabile dell’ufficio governance di Reti Spa, la prima azienda del settore con 5 milioni di euro di ricavi per la sola attività di lobbying. “Seguire un provvedimento cercando di offrire il massimo d’informazione sugli interessi che rappresentiamo è quasi impossibile nella concitazione della Finanziaria” aggiunge Paolo Zanetto della Cattaneo & Zanetto, uno studio di lobbying di Milano che raggruppa sette professionisti e sta per aprire un ufficio a Bruxelles. L’unica novità, una marcia in più per questi professionisti, è il disegno di legge presentato dal Governo per regolamentare la loro attività con un aposito registro tenuto dal CNEL e un codice deontologico: “La trasparenza e il riconoscimento presso i decisori pubblici della nostra attività rappresenterebbe una svolta - dice Calvario - soprattutto per chi, come noi, lavora con multinazionali che giustamente pretendono standard di qualità molto alti“.
Dentro la manovra Nella Finanziaria da poco licenziata il lavoro di microchirurgia che ha dato i frutti più interessanti è stato probabilmente quello sulla class action che ha visto contrapposti i rappresentanti di Confindustria e la lobby dei consumatori. il testo uscito da palazzo Madama su proposta di Manzione e Bordon è valso quasi come una chiamata alle armi. E le proposte di modifica, presentate con “position paper”, incontri mirati con parlamentari di entramnbi gli schieramenti e i diversi staff ministeriali, hanno profdotto le modifiche volute: il filtro di ammissibilità alle cause collettive posto nelle mani del giudice; l’eccezione alla clausola di soccombenza, per mantenere anche nelle cause collettive la regola secondo cui chi perde in giudizio paga le spese; il posticipo di 180 giorni dall’entrata in vigore della nuova norma. Un esempio dfi lobbying andato a buon fine ma poi annullato con il decreto milleproroghe riguarda, invece, una norma che allungava finoa 20 mesi il termini per il rateo sui debiti tributari superiori ai 5mila euro. Il Governo, racconta in via riservata chi ha seguito passo dopo passo il dossier, ha inghiottito la pillola inserendo l’emendamento spinto da rappresentanti di interessi trasversali, che includono aziende e istituti di credito, in uno dei “maxi” finali. Salvo poi attenuare la misura (proroga non oltre gli 8 mesi) con il decreto di fine anno. All’inverso, l’industria dell’auto ha visto la rottamazione negata in Finanziaria entrare in extremis nel decreto “Milleproroghe”. Su un capitolo del taglio ai costi della politica, i risparmi da conseguire con il Voip, c’è chi ha lavorato non poco per informare su che cosa può signigficare telefonare via internet. Il nome di Fastweb, primo affidatario della gara per il Sistema Pubblico di Connettività, non trapela in modo diretto, ma un manager del CNIPA (Centro per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione) spiega in modo rapido: il comma 599 del secondo maxi-emendamento stabilisce l’obbbligo per la PA di utilizzare il Voip, che altrimenti sarebbe rimasto facoltativo nell’ambito del Sistema Pubblico di Connettività. Altra storia per i consorzi di bonifica. La Finanziaria ne aveva previsto la soppressione, ma il milleproroghe li farà rivivere. In questo caso ha vinto la lobby dei coltivatori.
Scarica l’articolo in .pdf, completo di tabelle e grafici Davide Colombo e Carmine Fotina - Il Sole 24 Ore
Perché Bruxelles è così affollata di lobbisti?Con l’aumentare dei regolamenti UE, aumentano anche gli sforzi per una maggiore presenza e influenza delle corporazioni 23/10/2007 -
Pochi toglierebbo facilmente il naso dal cibo servito al ristorante Barbanera di Bruxelles. La pasta è preparata a mano, la sogliola, fresca, è cotta alla griglia al punto giusto; il tiramisù è denso e cremoso. Ma, la folla che lo frequenta quotidianamente, per pranzo, sembra non dare troppo importanza al menu. Infatti, Barbanera, l’equivalente a Bruxelles del Capital Grill di Washington, è il posto dove i lobbisti della città pranzano e bevono in compagnia dei funzionari della Commissione Europea, che lavorano negli uffici coperti di vetro, proprio in fondo alla strada. I documenti vengono distribuiti a tavola, la ventiquattrore aperta sullo sgabello appositamente fornito dalla direzione, e la conversazione finemente insaporita dal gergo e dagli acronimi tipici della burocrazia UE.Se pensavate che Washington fosse la città della lobby, ricredetevi: sono circa 15 000 i lobbisti che perseguono i propri affari a Bruxelles, secondo le stime della CE; contro gli 11 660, che hanno dichiarato, quest’anno, di praticare l’attività lobbistica nella capitale USA. Il Commissario UE Charlie McCreevy, che dirige l’attività di ispezione sull’integrazione dei mercati finanziari dei 27 paesi dell’Unione Europea, dice di sentirsi spesso come un astante catturato dal fuoco incrociato tra gruppi di interesse avversari. “E’ frustrante” dice, “ma è un sistema con cui dobbiamo convivere”. E’ il crescente potere regolatorio di Bruxelles ad attrarre questa folla. Dal settore della sicurezza alimentare, alla privacy in internet, alle emissioni di gas di scarico delle automobili, l’UE continua a definire le regole per le aziende che vogliono entrare a far parte di un’economia che ammonta a 13 miliardi di dollari. Quest’anno, il cane da guardia antitrust della CE, ha colpito con multe per 3.6 miliardi di dollari, le aziende coinvolte in azioni di concorrenza sleale; circa otto volte la somma totale imposta dalla Divisione Antitrust del Dipartimento di Giustizia, in USA, nel 2006. Nei mesi scorsi, la CE ha avuto la meglio su una sentenza antitrust - da 613 miliardi di dollari - contro la Microsoft; ha avviato un’attività di indagine sulla politica dei prezzi dell’azienda americana Qualcomm, ed ha inoltre annunciato l’introduzione di nuove regole sugli operatori di telefonia mobile e aziende di servizi. “Non sono stato una sola volta Washington quest’anno, ma ben tre volte a Bruxelles per fare lobby sulla legislazione relativa ai trasporti UE e alle regole antitrust”, ha affermato David Schwarte un vice dirigente d’azienda, situata in Texas: la Sabre Holdings, un operatore che si occupa di sistemi di prenotazione viaggi. Aumentano i banchetti Con una tale posta in gioco, i giganti degli affari si stanno affrettando a fissare la propria presenza a Bruxelles.
Google, ad esempio, si trova a dover fronteggiare la verifica UE sulla privacy e sul suo progetto di acquisizione dell’azienda specializzata in pubblicità on-line, DoubleClick. Quindi, non sorprende che Google sia alla ricerca di un lobbista senior residente a Bruxelles, al quale affidare la “gestione della pubblica difesa della politica aziendale, produzione di analisi, e gli affari istituzionali”, così come descritto nell’offerta di lavoro, recentemente pubblicata su sito web dell’azienda. Da un certo punto di vista, Bruxelles è il sogno di qualsiasi lobbista. Mentre i loro omologhi, a Washington, si indirizzano su Capitol Hill e altre dozzine di agenzie, i portatori di interesse a Bruxelles mirano soprattutto ad un obiettivo: la CE e i suoi 23 000 membri, i quali redigono e rendono esecutiva la legislazione sulla competizione. Invece, la burocrazia federale di Washington arriva a più di 270 000 unità. “E’ facile riuscire ad incontrare un commissario UE, grazie alla notevole scarsità di personale”, dichiara Karen Corbett Sanders, una lobbista di Verizon Communications (VZ), a Washington, che ha rappresentato l’azienda a Bruxelles fino al 2004. “Risucivo a sedermi persino davanti alla tastiera della Commissione e Parlamento Europei, digitando in lingua”. I tempi sembrano essere maturi per i portatori di influenza, nonostante molti giganti globali hanno barcollato, a Bruxelles. In faccia all’opposizione da parte di Intel e Dell, nel 2005 la CE ha applicato nuove regole, che obbligano i produttori di elettronica a pagare le spese di riciclaggio, per le attrezzature obsolete. Più recentemente, i regolatori hanno costretto i grandi operatori di telefonia mobile - come Vodafone (VOD) e T-Mobile - a tagliare i costi delle chiamate effettuate verso l’estero. “Sinceramente, buona parte della lobby esercitata, qui, è di poco valore” afferma Thomas Vinje, un avvocato statunitense e lobbista della società Clifford Chance; ha rappresentato gli avversari di Microsoft, inclusi Oracle (ORCL) e Sun Microsystems, (JAVA) per i casi relativi all’antitrust. Bruxelles può apparire imbarazzante a chi è abituato ad operare a Washington. Visto il prestigio e la buona retribuzione di chi lavora alla CE, sono pochi i funzionari tentati a spostarsi dall’amministrazione alla lobby. Un’altra tradizione tipica di Washington è totalmente assente, qui: i contributi alle campagne elettorali. I leader UE, sono più spesso nominati o eletti attraverso campagne pagate dai contribuenti. E i lobbisti di Bruxelles non hanno l’obbligo di registrarsi.
Sebbene
la prossima iniziativa della CE sarà la creazione di un sistema di registrazione volontaria, con una minima descrizione delle attività esercitate. Questa proposta ha però incontrato il dissenso di alcuni gruppi di affari. Alcuni aspetti della lobby stile America stanno però lentamente prendendo piede. Arrivano anche i banchetti. La compagnia petrolifera norvegese Statoil (STO), ad esempio, l’anno scorso ha invitato un gruppo di legislatori, a visitare i luoghi di produzione; offrendogli anche una crociera tra i fiordi del nord della Norvegia. E la porta girevole ha iniziato a scorrere: dal 1 ottobre, Michiel van Hulten, un politico olandese, è entrato a far parte del team del gigante dei public affairs, Burson-Marsteller. Erik Wesselius, della Corporate Europe Observatory di Amsterdam, che si occupa del monitoraggio della lobby in UE, ha recentemente dichiarato: ” Dà fastidio notare come le funzioni stiano iniziando a confondersi”
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Forse lo schifo ha la maggiore
cio cio