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La Tana dell'Orso

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Cose Sparse ma anche Foto per l’anima e Waypoint per G.P.S.

Tunisia: i salafiti vincono all’universita’

29 maggio, 2013

(ANSAmed) – TUNISI, 28 MAG – Il governo tunisino, anche con l’appoggio del presidente della Repubblica, Moncef Marzouki, ha autorizzato le ragazze che indossano il velo integrale, il niqab, ad affrontare gli esami universitari, cosa sino ad oggi espressamente vietata dal regolamento degli atenei. La decisione, riferita dal sito Tunisie Numerique, appare destinata ad alimentare le polemiche tra laici e islamici, soprattutto i salafiti che, da mesi, conducono una battaglia anche con atti violenti contro il divieto di portare il niqab nelle università che considerano lesivo della libertà di scelta della donna.(ANSAmed)


Marocco il movimento 20 febbraio manifesta

27 maggio, 2013

Via @ Zineb Belmkaddem (sur place):
Sortie du cafè, Bab el hadd Buillonne, La polizia attaque tout le monde, Arrache les telecamere, Tabasse les Activistes!! @ Mamfakinch # Rabat
Sortie du café, il cours, les droits humains Activistes sont Tabasses colpi di Matraques Pleuvent # Feb20 Mamfakinch
repressione brutale di # Feb20 protesta a Rabat oggi, uso della forza e manganelli contro pacifici attivisti del centro # Rabat Bab el Hadd


Tunisia ancora scontri tra salafiti e polizia

26 maggio, 2013

TUNISI – Violenti scontri, ieri sera, a Kala Kèbira, nel governatorato tunisino di Sousse, tra molte decine di salafiti ed agenti di polizia. Nel corso degli scontri, secondo fonti della sicurezza, tra i salafiti ci sarebbero stati molti feriti.I disordini sono scoppiati quando gli agenti hanno rimosso una tenda dove dei predicatori salafiti promuovevano l’islam più radicale. Questa forma di proselitismo è stata espressamente vietata dal Ministero dell’Interno. Ma, nonostante il divieto, i salafiti continuano ad issare le tende soprattutto vicino alle scuole ed alle università.

fonte >>> cdt.ch/mondo/cronaca/84298/tunisia-scontri-tra-salafiti-e-polizia.html


Algeria innondazioni un morto

24 maggio, 2013


marocco i migranti clandestini vengono fatti scomparire

23 maggio, 2013

[traduzione di osservatorioiraq.it]

Accampati nella foresta del Gurugù, i sub-sahariani aspettano il momento giusto per attraversare il confine. Ma l’ultimo tentativo si è concluso con una “mattanza”.

di Belen Amador
Nessuno sa esattamente dove si trovino. Fanno parte di quei 150 migranti che per ventiquattrore hanno occupato le prime pagine dei media locali e nazionali spagnoli.
Ma tre giorni dopo il tentativo di scavalcare il reticolato di frontiera con il Marocco, nell’enclave spagnola di Melilla non si sa nulla dei 70 sub-sahariani che mancano tuttora all’appello.
E’ anche vero che sono ben pochi ad interessarsi del loro destino. Eccetto rare ong, nessuno fa domande sulla sorte di queste persone stanziate “alle porte” dell’agognata Europa.
Servirebbero indagini. Il ché non è affatto scontato, se si tiene conto delle difficoltà a cui sono confrontati i vicini marocchini che vogliono denunciare il trattamento riservato dalla polizia locale ai migranti in attesa del transito.
Nonostante ciò, fonti in contatto con l’ospedale Hassani di Nador segnalano che sono stati accolti “diciannove feriti in seguito all’assalto della recinzione”.
Chiariscono, poi, che soltanto una delle ambulanze era accompagnata dalla polizia e che tre contusi hanno raggiunto la struttura con altri mezzi.
“Erano malmessi, scalzi, non riuscivano a camminare, ma volevano lo stesso tornare alla foresta di Gurugù”.
Allo stesso tempo, la fonte sottolinea l’atteggiamento di alcuni marocchini che non hanno esitato a prestargli soccorso, fornendo scarpe e altro. “Un aiuto importante – conclude – per persone gravemente inferme e senza mezzi di sostentamento”.
Ma il maltrattamento dei sub-sahariani non finisce qui. Durante la notte tra martedì e mercoledì (14-15 maggio, ndt), infatti, la gendarmeria alawita ha invaso gli insediamenti di fortuna dei migranti, “non solo quelli di Gurugù”.
In alcuni casi “hanno bruciato tutto, dai teli di plastica alle coperte”, in altri – come l’accampamento formato essenzialmente da cittadini nigeriani – “hanno effettuato arresti” mentre alcuni dei presenti sono riusciti a fuggire.
Le stesse fonti informano che la mattina di mercoledì due feriti, “di cui uno in gravi condizioni dopo aver ricevuto colpi al volto e alla testa”, deambulavano storditi lungo la strada.
Anche l’agenzia stampa marocchina (Map) ha pubblicato una notizia sui fatti di inizio settimana, in cui assicura che vi sono indagini in corso sulla morte di un migrante. Le autorità “non hanno specificato se il rinvenimento del cadavere sia legato al tentativo di raggiungere l’enclave spagnola”. Inoltre la Map informa che “durante l’assalto sono state arrestate 54 persone, tra cui 4 feriti ricoverati nell’ospedale di Nador”.
Periodismo Humano, tuttavia, ribadisce che sono stati 19 e non 4 i ricoveri nel centro ospedaliero.
Secondo un’altra dichiarazione rilasciata dalle autorità di Rabat, sempre diffusa dalla Map, “i candidati all’emigrazione illegale si sono mostrati particolarmente violenti e hanno lanciato pietre contro le forze dell’ordine”.
Affermazione smentita categoricamente da alcuni marocchini che vivono nei pressi del Rio Nano, luogo dove si è verificato il tentativo di ingresso lunedì scorso (13 maggio, ndt).
Abbiamo avuto modo di parlare con alcuni di loro, che ogni giorno attraversano la frontiera per venire a lavorare a Melilla. I testimoni assicurano: i sub-sahariani che non sono riusciti a saltare la rete, sono stati picchiati dalla polizia.
“Non potevano nemmeno alzare la testa mentre ricevevano sempre più colpi e l’unica reazione possibile era mettersi le mani davanti alla faccia per cercare di proteggersi”.
Alla domanda se in questi casi abbiano mai visto un migrante porsi in atteggiamento aggressivo rispondono di “no” senza esitare.
“Ce ne saranno pure di violenti ma noi, durante tutti gli anni trascorsi qui, non ne abbiamo mai incontrato uno”. Al contrario – aggiungono – “dell’atteggiamento inumano” riservato loro dalla polizia.
Definiscono i fatti di lunedì “un incubo”. All’una di notte due furgoni della gendarmeria si sono fermati nelle vicinanze delle case.
“Non ho parole per descrivere quello che ho visto”, dice uno di loro e aggiunge con le lacrime agli occhi che gli agenti “pestavano senza pietà” cinque sub-sahariani mentre “altri otto erano già stati rinchiusi nelle camionette”.
Una scena, ammette l’interlocutore, frequente in questa zona (…) dove poi, l’indomani di ogni tentativo di attraversamento, è facile imbattersi nei feriti che non sono riusciti a passare. “Questa volta però non c’era nessuno”, dice riferendosi allo scorso martedì mattina.
L’inasprimento della violenza, da parte degli agenti, preoccupa gli abitanti del Rio Nano.
“La cosa peggiore è che, quando ci imbattiamo in questi eventi, il massimo che possiamo fare è gridare e chiedere che smettano”, riferisce un altro residente della zona.
“Tutti sanno cosa succede, il governo marocchino come quello spagnolo, ma entrambi fanno finta di non vedere”.
Loro invece non possono, non ci riescono. E ogni tanto fanno entrare in casa i migranti per prestargli un primo soccorso, anche solo per offrire dell’acqua. “Vengono scalzi, con le mani ancora insanguinate e i piedi scorticati dai sassi e dalle pietre su cui camminano”.
Fonti differenti concordano sul fatto che le forze dell’orine marocchine stiano operando con crescente brutalità nelle ultime due settimane, dopo che circa 200 sub-sahariani hanno tentato l’accesso al territorio spagnolo, una settantina con successo.
Ma la morsa non si stringe solo attorno ai candidati all’emigrazione. Lo scorso 25 aprile il fotografo Gianfranco Tripodo, accompagnato da un collega, è stato ugualmente oggetto delle ‘attenzioni’ della polizia marocchina.
“Volevamo realizzare un reportage sugli accampamenti del Gurugù” confida il fotografo. (…) I primi due giorni sono trascorsi senza problemi, il terzo però è andato in modo differente.
“I migranti ci hanno avvertiti che la polizia pattugliava la zona, per questo siamo rimasti nascosti, un po’ distanti dagli accampamenti”. Tornati alla macchina hanno però trovato ad attenderli un furgone della gendarmeria e vari agenti in borghese.
“Dopo averci chiesto che cosa stavamo facendo lì ed aver controllato i passaporti, ci hanno portato in commissariato per scrivere i verbali”. Il fotografo riconosce che l’atteggiamento dei poliziotti non è stato aggressivo, “sebbene il fatto che eravamo giornalisti ci sia valso non pochi rimproveri”.
Dopo due ore di fermo, in cui sono state passate al vaglio tutte le immagini raccolte, i due sono stati rilasciati con il chiaro avvertimento di non tornare più. Lo stesso era successo poco prima ad altri due giornalisti, un australiano e un marocchino.
E’ una pressione costante quella che incombe su chiunque cerchi di avvicinarsi al Gurugù. “Vogliamo solo portare acqua e qualcosa da mangiare”, afferma un cittadino di Nador, “ma non ci lasciano passare”, prosegue poi riferendosi alle camionette della gendarmeria marocchina – quelle con i vetri oscurati utilizzate per ricacciare i migranti al confine con l’Algeria (oltre Oujda, ad est, ndt) – che pattugliano costantemente la zona montuosa di frontiera.
“Non è che non ci importi di loro”, spiegano i vicini marocchini, “ma in queste condizioni non possiamo fare gran ché”. Intanto i giorni passano e le aggressioni contro queste persone, il cui unico delitto è quello di cercare un futuro più dignitoso, continuano.
Per la foto si ringrazia Jesús Blasco de Avellaneda


fonte >>> periodismohumano.com
Nadie sabe exactamente dónde están. Forman parte de una cifra global, ciento cincuenta, que ha ocupado durante un día la portada de medios de comunicación locales y nacionales españoles. Tres días después de que intentarán cruzar la valla, y como es habitual tras un intento de entrada desde el lado marroquí, nada se sabe en la ciudad española de los setenta inmigrantes subsaharianos que no están registrados en el Centro de Estancia Temporal de Inmigrantes (CETI). Tampoco es que su destino despierte mucho interés, ya que excepto alguna ONG, nadie pregunta por aquellas personas que se quedan “a las puertas” de pisar la ansiada Europa.

via Inmigrantes en paradero desconocido – periodismohumano.


Libia: missione Ue di controllo frontiere

23 maggio, 2013

(ANSA) – BRUXELLES – Via libera del Consiglio Europeo alla missione civile Ue che avra’ il compito di aiutare la Libia a controllare meglio le frontiere terrestri, marittime ed aeree. La missione, battezzata Eubam Libia, e’ stata decisa nell’ambito della Pesd, la politica comune di sicurezza e difesa Ue. L’invio degli esperti Ue avra’ inizio a giugno. La missione Euban ha un mandato iniziale di due anni, potra’ contare su uno staff di 100 funzionari a pieno regime e su un budget annuo di 30 milioni di euro.

fonte >>>> corriere.it/notizie-ultima-ora/Esteri/Libia-missione-controllo-frontiere/22-05-2013/1-A_006531310.shtml


Algeria forti piogge

22 maggio, 2013

Risultato delle forti piogge che si sono girati lì nel tardo pomeriggio il Martedì, diverse strade sono state inondate di Algeri, soprattutto perché “l’ostruzione di fogna”, ha detto il direttore generale della Protezione Civile Mustapha El-Habiri.Egli ha sottolineato che le comunità colpite dalle inondazioni sono Sidi M’Hamed, Bab El Oued Beni Messous e Bouzaréah, aggiungendo che sono state registrate Le forti piogge: diverse strade bloccate ad Algerivittime.Come anche dichiarato che 2.000 membri della protezione civile della capitale sono stati mobilitati per far fronte a tutte le eventualità, aggiungendo che, se necessario, di gestione utilizzerà le unità di protezione civile di Blida e Boumerdes Tipasa.Da parte sua, il direttore della Protezione Civile della wilaya di Algeri, il colonnello Mohamed Tighristine ha detto che le sue unità finora realizzati 21 interventi tra cui Beni Messous e Bouzaréah.Come promemoria, Lunedi scorso, l’Ufficio Nazionale di Meteorologia (ONM) ha emesso una dichiarazione speciale Meteo (BMS) segnalazione cade talvolta temporali piuttosto marcate a livello locale che interesserà diverse province del paese

fonte >>> algerie360.com/algerie/fortes-chutes-de-pluies-plusieurs-axes-routiers-bloques-a-alger/


algeria uccisi due terroristi tunisini

22 maggio, 2013

L’esercito algerino uccide un terrorista e cattura 2 altri provenienti da Tunisia – un’unità militare algerina ucciso un uomo armato e conquistò altri due che non sarebbe algerini, durante uno scontro vicino al confine con la Tunisia, ha riferito il quotidiano algerino Al Khabar.

Citando una fonte di sicurezza, il giornale precisa che l’unità militare ha eluso, lunedì all’alba, un tentativo di infiltrazione di un gruppo armato a bordo di due veicoli che è stato distrutto da un guscio, mentre il secondo è riuscito a conquistare il territorio tunisino.

I militari algerini sequestrati durante l’operazione, 4 mitragliatrici e una quantità di munizioni, nonché un dispositivo di telecomunicazione americana fatta, presume che ha preso in prestito un circuito di contrabbando dalla Libia.

Il giornale ha aggiunto che l’esercito algerino aveva informato la sua controparte tunisina del tentativo di infiltrazione, che indica che ha non ottenuto alcuna conferma l’identità di uomini armati nelle mani dell’esercito algerino. (Tradotto da Bing)

Une unité militaire algérienne a tué un homme armé et en a capturé deux autres qui ne seraient pas des algériens, au cours d’un accrochage près des frontières avec la Tunisie, rapporte le journal algérien Al Khabar.

Citant une source sécuritaire, le journal précise que l’unité militaire a déjoué, lundi à l’aube, une tentative d’infiltration d’un groupe armé à bord de deux véhicules dont l’un a été détruit par un obus, alors que le deuxième a réussi à gagner le territoire tunisien.

Les militaires algériens ont saisi, au cours de l’opération, 4 mitrailleuses et une quantité de munitions ainsi qu’un appareil de télécommunications de fabrication américaine, dont on présume qu’il a emprunté un circuit de contrebande en provenance de Libye.

Le journal ajoute que l’armée algérienne a informé son homologue tunisienne de la tentative d’infiltration, indiquant qu’il n’a obtenu aucune confirmation quant à l’identité de hommes armés entre les mains de l’armée algérienne.

fonte >>> newsoftunisia.com/generalites/larmee-algerienne-tue-un-terroriste-et-en-capture-2-autres-venant-de-tunisie/


Tunisia: salafiti nuova manifestazione venerdi’

22 maggio, 2013

(AGI) – Tunisa, 21 mag. – Il gruppo salafita Ansar al-Sharia ha indetto una nuova manifestazione nella citta’ di Kairouan venerdi’ prossimo per protestare contro l’arresto del portavoce Seifeddinen Rais. "Chiamiamo tutti i musulmani a una protesta in sostegno del portavoce di Ansar al-Sharia davanti al quartier generale del partito Ennhda vicino Bab Jalladine" si legge sull’account Facebook del gruppo. Rais e’ stato arrestato domenica scorsa proprio nella cita’ di Kairouan dove il governo aveva vietato il summit annuale del gruppo. Immediato il ‘no’ dell’amministrazione che ha ribadito che le manifestazioni in luoghi pubblici non autorizzate sono vietate. Domenica, a seguito del divieto a svolgere il Congresso annuale del gruppo, Ansar al-Sharia aveva indetto un manifestazione estemporanea in periferia di Tunisi che si era conclusa con la morte di un dimostrante, molti feriti e arresti. (AGI) .

fonte >>> agi.it/ultime/notizie/articoli/201305212011-est-rom0100-tunisia_salafiti_indicono_manifestazione_protesta_venerdi


Tunisia primo morto per Coronavirus

22 maggio, 2013

Tunisi, 21 mag. (TMNews) – Un paziente proveniente dall’Arabia saudita affetto da Coronavirus, un virus simile a quello della Sars, è deceduto in Tunisia. Lo ha annunciato oggi l’Osservatorio nazionale delle nuove malattie. "E’ il primo caso in Tunisia, è morto il 10 maggio", ha dichiarato all’Afp il direttore dell’Osservatorio, Nureddin Ashur. "Anche due membri della sua famiglia hanno contratto il virus ma stanno bene dopo essere stati sottoposti a delle cure", ha aggiunto.

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) non dispone ancora di informazioni sufficienti sulle modalità di contagio e sulla fonte di trasmissione di questo Coronavirus. Dieci anni fa l’epidemia di Sars (Sindrome respiratoria acuta grave), partita dalla Cina, causò la morte di più di 800 persone.

Il nuovo virus è diverso dalla Sars perché provoca rapidamente una insufficienza renale. Sedici persone sono morte in Arabia saudita di questa malattia sulla trentina che sono state contagiate dal virus nel regno. Altri casi sono stati segnalati in Giordania, in Qatar, in Germania, in Gran Bretagna e in Francia. L’Oms ha registrato da settembre una quarantina di casi del nuovo Coronavirus, confermati dalle analisi, di cui 20 mortali.

fonte >>> tmnews.it/web/sezioni/top10/primo-morto-per-coronavirus-in-tunisia-proveniva-da-arabia-saudita-20130521_145042.shtml


Tunisia riepilogo

22 maggio, 2013


Colera colpisce i profughi del Mali in Niger

22 maggio, 2013

Niamey, Niger (AP) – L’agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite ha dichiarato che stanno lavorando per contenere un’epidemia di colera in Niger in un campo profughi per le persone in fuga dal conflitto in Mali.

Melissa Fleming, la portavoce principale per l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, ha detto in una dichiarazione il Martedì che un totale di sette persone sono morte di colera nelle ultime settimane. Essi comprendono due profughi che sono morti nel campo di Mangaize, attualmente ospita 15.000 rifugiati nella regione Tillaberi del Niger, che si trova vicino al confine con il Mali.

L’11 maggio, il governo del Niger ha dichiarato un’epidemia di colera. L’anno scorso, per un totale di 110 persone sono morte in tutta Niger.

Epidemia di quest’anno potrebbe essere peggiore a causa della concentrazione di rifugiati. Niger sta alloggiando circa 50.000 profughi del Mali, dice la nota.

fonte >>> boston.com/news/world/africa/2013/05/21/cholera-outbreak-hits-malian-refugee-camp-niger/


Mauritania si consegna alla frontiera un capo rivolta del mali

21 maggio, 2013

[trad autom google]L’uomo che ha agito come portavoce di uno dei tre gruppi di al-Qaida-legati occupandosi nord del Mali ha disputato nel fine settimana per autorità della Mauritania al confine, un funzionario dell’intelligence ha informato sulla questione ha confermato il Lunedi.

Sanda Ould Boumana, il portavoce Timbuktu-based per Ansar Dine, viene trasferita al capitale della Mauritania, Nouakchott. Il funzionario, che ha insistito per l’anonimato perché non è autorizzato a parlare con la stampa, ha detto che Ould Boumana aveva precedentemente tentato di negoziare un accordo con l’Algeria, che confina con il Mali.

“Ould Boumana ha detto che lui vuole essere arrestato e processato in Mauritania”, ha detto l’agente di intelligence. “Lui sarà trasferito a Nouakchott per essere interrogati dai nostri specialisti al terrorismo”.

Ansar Dine, o “difensori della fede,” invaso nord del Mali negli ultimi giorni del mese di marzo 2012. Il leader del gruppo, Iyad Ag Ghali, è un nativo di Kidal, il capoluogo di provincia più settentrionale del Mali, che divenne feudo di Ansar Dine, dopo la caduta del nord agli estremisti. In collaborazione con al-Qaida nel Maghreb islamico, Ansar Dine anche occupato la città piani di Timbuktu – città natale di Ould Boumana. È diventato il portavoce di Ansar Dine e leader de facto a Timbuktu, e gli abitanti dicono che spesso lo vedevano andare alle riunioni a fianco dei capi delle cellule di al-Qaida. Egli è stato strettamente coinvolto nella imponente Sharia regola Timbuktu, compreso sovrintendere alla amputazione pubblico di un ladro accusato.

Ould Boumana fuggito la città nel mese di gennaio, come commandos francesi avanzarono per terminare il controllo degli estremisti della città

viaLo Ziorso.

LIBIA Attentato nei pressi della chiesa cattolica di Bengasi

21 maggio, 2013

Tripoli (Agenzia Fides)- Un attentato ha preso di mira la chiesa cattolica dell’Immacolata di Bengasi (Libia) , nella notte del 17 maggio.

“Hanno messo una bomba all’entrata del corridoio che porta al cortile dove si affaccia la porta della chiesa. La chiesa dunque non è stata toccata direttamente ma l’attentato è un segnale non positivo che ci offende” dice all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, Vicario Apostolico di Tripoli.

Mons. Martinelli sottolinea la difficile situazione nella quale vive la piccola comunità cristiana nel capoluogo della Cirenaica a causa dell’estremismo islamico. “La Chiesa in Libia è in sofferenza. A Bengasi è stato colpita la chiesa copta, è stato ucciso il loro cappellano ed ora viene colpita la chiesa cattolica” dice il Vicario Apostolico di Tripoli. “Come ho riferito in altre occasioni, in Cirenaica diversi istituti religiosi femminili sono stati costretti a chiudere i battenti, a Tobruk, Derna, Beida, Barce, oltre che a Bengasi. Le suore che sono state costrette a partire hanno servito la popolazione con generosità” continua Mons. Martinelli.

“ Però devo aggiungere che ieri, domenica di Pentecoste, a Bengasi nonostante l’attentato, alla Messa hanno partecipato diverse persone, soprattutto libici che hanno voluto portare la loro solidarietà ai sacerdoti e alle poche suore rimaste” sottolinea il Vicario Apostolico.

“Basta con questa violenza che non ha senso, soprattutto di fronte alla volontà di dialogo che c’è sempre stata da parte nostra. Ho però fiducia nella buona volontà del popolo libico, che ci ama” conclude Mons. Martinelli. (L.M.) (Agenzia Fides 20/5/2013)


Libia: disinnescate altre 2 bombe

21 maggio, 2013

Tripoli, 19 mag. – A conferma ulteriore della ancora difficile situazione in Libia, il premier Ali Zeidan ha reso noto che i servizi di sicurezza hanno disinnescato negli ultimi due giorni diverse autobomba ed altri ordigni disseminati nel Paese. Zeidan non ha specificato dove le bombe sono state trovate ma ha ribadito la determinazione del suo governo e delle forze di sicurezza per “sventare ogni tentativo di destabilizzare il Paese”. L’episodio piu’ recente risale al 23 aprile quando un’autobomba esplosa davanti all’ambasciata francese a Tripoli feri’ due gendarmi e diversi libici. Da allora Gran Bretagna e Usa hanno deciso di evacuare parte dello staff diplomatico ma di lasciare aperte le ambasciate. (AGI) .

fonte >>> agi.it/estero/notizie/201305192129-est-rt10073-libia_premier_zeidan_disinnescate_bombe_in_ultimi_2_giorni


Libia attacco a impianto gas

21 maggio, 2013

20 mag – L’impianto di gas di Mellitah nell’ovest della Libia e’ stato attaccato da uomini armati che hanno ferito il capo e un milite della brigata ingaggiata per la protezione del sito. Lo riporta l’Afp citando a sua volta l’agenzia di stampa Lana: la fonte della notizia ha precisato che l’attacco non ha avuto influenza sulla produzione del complessi gestito da Mellitah Oil & Gas, joint venture paritetica tra Eni e Noc (compagnia petrolifera nazionale libica). Situato a un centinaio di chilometri a ovest di Tripoli, il complesso fornisce all’Italia 17 milioni di metri cubi di gas al giorno attraverso il gasdotto Green Stream.

fonte >>> borsaitaliana.it/borsa/notizie/radiocor/finanza/
dettaglio/nRC_20052013_1417_214209654.html


Egypt: soldati rapiti chiesta liberazione terroristi

21 maggio, 2013

[trad autom google]

Sinai, 20 maggio (Aki) – L’esercito egiziano ha inviato decine di veicoli blindati e da trasporto truppa attraverso il Canale di Suez nel Nord del Sinai presto il Lunedi, Al-Ahram Online ha detto, citando un anonimo funzionario. La mossa è arrivata dopo che presunti uomini armati islamici in scena un attacco all’alba in una base militare nella penisola e in precedenza rapito sette membri delle forze di sicurezza.
Non ci sono state vittime segnalate in attacco di Lunedi in cui gli uomini armati a bordo di un camion sparato armi automatiche, lo scambio di fuoco con le forze all’interno della base prima di ritirarsi, secondo fonti della sicurezza.
L’identità degli uomini armati non è ancora chiaro, ma fonti della sicurezza hanno detto che erano suscettibili di essere militanti islamici, che, incoraggiato dalla cacciata dell’ex presidente Hosni Mubarak nel 2011 hanno effettuato una serie di attacchi nel nord del Sinai senza legge e attraverso il confine in Israele.
Uomini armati che chiedevano la liberazione dei militanti islamici in carcere sequestrati sette membri delle forze di sicurezza il Giovedi, che in Egitto islamista presidente Mohammed Moris ha promesso sarà rilasciato “rapidamente e in modo sicuro”.
Il presidente ha anche detto che non ci sarebbe stato il dialogo con i rapitori, agenzia di stampa statale Mena ha riferito di Domenica.
Un video pubblicato sul sito di video-sharing YouTube di Domenica ha mostrato sette uomini bendati, con le mani legate sopra le loro teste, pregarono Morsi di liberare i militanti Sinai detenuti in cambio della loro liberazione.
Nel video, gli uomini si identificano per nome, l’età e il grado militare ed elencano le richieste loro rapitori.
Al-Ahram ha detto che i servizi di sicurezza stavano controllando l’autenticità del video, che non potevano essere verificate in maniera indipendente.
Mursi ha detto di Domenica che “tutte le opzioni sono aperte” per liberare gli ostaggi. “Non cedere a qualsiasi ricatto”, ha scritto su Twitter poco dopo il video è stato pubblicato on-line.
L’esercito ha spostato più unità di truppe a nord del Sinai “, in preparazione per la partecipazione ad una operazione militare su larga scala per liberare i soldati rapiti se i negoziati vennero al fallimento”, il governo ha detto di Domenica, citato da Al-Ahram.

Sinai, 20 May (AKI) – The Egyptian army sent dozens of armoured vehicles and personnel carriers across the Suez Canal into North Sinai early on Monday, Al-Ahram online said, citing an unnamed official. The move came after suspected Islamist gunmen staged a dawn attack on a military base in the peninsula and earlier kidnapped seven members of the security forces. There were no casualties reported in Monday’s attack in which the gunmen aboard a truck fired automatic weapons, exchanging gunfire with forces inside the base before retreating, according to security sources.The identity of the gunmen was not immediately clear, but security sources said they were likely to be Islamist militants, who, emboldened by the ousting of ex-president Hosni Mubarak in 2011 have carried out a number of attacks in the lawless North Sinai and across the border in Israel.Gunmen demanding the release of jailed Islamist militants seized seven members of security forces on Thursday, who Egypt’s Islamist president Mohammed Moris has vowed will be released “swiftly and safely”.The president also said there would be no dialogue with the abductors, state news agency MENA reported on Sunday.A video posted to the video-sharing website YouTube on Sunday showed seven blindfolded men with their hands bound above their heads, begged Morsi to free the detained Sinai militants in exchange for their own release.In the video, the men identify themselves by name, age and military rank and list their captors’ demands.Al-Ahram said security services were checking the authenticity of the video which could not be independently verified.Mursi said on Sunday that “all options are open” to free the hostages. “We will not succumb to any blackmail,” he wrote on Twitter shortly after the video was posted online.The army shifted several units of troops to North Sinai “in preparation for taking part in a large-scale military operation to release the abducted soldiers if negotiations came to failure,” the government said on Sunday, cited by Al-Ahram.

fonte >>>> adnkronos.com/IGN/Aki/English/Security/Egypt-Army-readies-in-Sinai-for-major-anti-militant-operation_32209206060.html


Algeria costruirà una centrale elettrica ad energia nucleare

21 maggio, 2013

L’Algeria costruirà la sua prima centrale nucleare nel 2025 per far fronte a una domanda di energia in continua crescita. Lo ha affermato il ministro algerino dell’Energia e delle Miniere, Yousef Yousfi. ”Prevediamo di avere la nostra prima centrale nucleare nel 2025, e siamo in procinto di lavorare” su questo progetto, ha detto Yousfi. Secondo dati del ministero, l’Algeria dispone di riserve uranio pari a 29.000 tonnellate.

fonta >>> tgcom24.mediaset.it/mondo/articoli/articolo1095921.shtml


Obama suggerisce all’Italia “Salviamo la Libia dal caos”

21 maggio, 2013

«La forte collaborazione con l’Italia è un tassello della stabilizzazione della Libia» spiega una fonte dell’Amministrazione americana, sottolineando come Obama, quando definisce l’Europa «partner globale nella gestione delle crisi», faccia riferimento anche al ruolo che Roma può avere per rafforzare le istituzioni di Tripoli, considerate ancora assai deboli e vulnerabili in una nazione dove, secondo stime militari, vi sarebbero almeno cinquecento milizie armate.

fonte >>> lastampa.it/2013/05/21/esteri/obama-chiede-aiuto-all-italia-salviamo-la-libia-dal-caos-skYIt3Bqj5YPTSnifg32SJ/pagina.html


Libia, rapito giornalista Afp

21 maggio, 2013

Il corrispondente locale dell’agenzia francese Afp è stato rapito, questa sera, da un gruppo di uomini armati a Bengasi. Lo riporta il sito del quotidiano in arabo Al Qods Al Arabi che ha sede a Londra precisando che l’uomo, Ibrhim Hadyya, è stato prelevato con il fratello da un gruppo di uomini armati. Solo il fratello è stato rilasciato subito dopo.

fonte >>> tgcom24.mediaset.it/mondo/articoli/articolo1096109.shtml


Bamako la prostituzione degli studenti per necessita

19 maggio, 2013

La longue liste des problèmes de l’université de Bamako s’allonge avec cette nouvelle forme de commerce à laquelle s’adonnent les étudiantes du campus. Tandis que les unes se disent obligées de se prostituer par nécessité, les autres, sans le moindre complexe, avouent vendre leur corps par plaisir. On est parti à la rencontre de cette nouvelle génération de jeunes étudiantes qui ont troqué les cahiers contre des talons à aiguille et des sacs à mains chics.

prostituta

fonte >>>> maliweb.net/news/societe/2013/05/18/article,147562.html


Kairouan ieri il divieto oggi li scontri

19 maggio, 2013

Ieri hanno ufficializzato il divieto di riunirsi a Kairouan per il congresso del gruppo salafita Ansar al-Sharia per motivi di sicurezza. Sono volate subito le minacce. Il governo tunisino è stato avvisato che questa decisione avrebbe fatto scorrere un fiume di sangue. Oggi sono cominciati gli scontri


Libia: bomba esplode vicino tre ambasciate

19 maggio, 2013

(AGI) – Tripoli, 18 mag. – Non accenna a calare la tensione in Libia. Una bomba e’ esplosa a Tripoli nella strada dove hanno sede le ambasciate di Algeria, Grecia e Arabia Saudita.

L’esplosione ha leggermente danneggiato un’automobile.

L’ordigno, rudimentale, era stato lasciato accanto ad un’automobile parcheggiata davanti all’ambasciata greca.

Qualche ora prima a Bengasi un soldato e’ rimasto ferito dall’esplosione di un ordigno. (AGI) .

fonte >>>> agi.it/ultime/notizie/articoli/201305181643-est-rom0059-libia_bomba_esplode_vicino_tre_ambasciate_a_tripoli


Libia: Bengasi attacchi ai posti di blocco

19 maggio, 2013

(ANSA) – BENGASI (LIBIA) – Nuova ondata di violenze a Bengasi, in preda a endemica instabilità a oltre un anno e mezzo dalla caduta del regime di Gheddafi in Libia: miliziani armati hanno attaccato nella notte alcune postazioni militari con bombe e lancia-granate, scatenando una serie di scontri a fuoco. Secondo un alto ufficiale dell’esercito, non si segnalano vittime, ma la situazione resta tesa. Attacchi a stazioni di polizia e altri episodi di violenza si sono moltiplicati in queste settimane in città.

fonte >>>> corriere.it/notizie-ultima-ora/Esteri/Libia-Bengasi-attacchi-posti-blocco/18-05-2013/1-A_006467793.shtml


Mauritania e la schiavitu’

16 maggio, 2013